Archivi del mese: settembre 2016

Masahiro Oki (vita e discorsi celebri)

 

Il maestro Masahiro Oki:
note biografiche

Masahiro Oki nasce l’8 novembre 1919 in Corea, da famiglia giapponese. Sua madre lo dà alla luce dopo solo sei mesi di gravidanza, è per questo che i suoi primi anni di vita sono una con-tinua lotta per la sopravvivenza. All’età di otto anni avviene il primo degli incontri che segneranno la sua vita. Nella casa paterna è ospite il maestro Otthama Bhikkyu, monaco e guida spirituale della rivoluzione birmana. Da lui sente raccontare la vita dei grandi profeti della storia umana: Mahavira, Buddha, Gesù, Maometto, e per la prima volta sente parlare dello Yoga, “la strada che porta a diventare maestri e allievi di se stessi”.
Il suo stato di salute continua ad essere molto precario, ma questa situazione lo stimola a studiare. A dodici anni i suoi amici lo chiamano “dottore” perché ha imparato molte cose grazie all’amicizia di un medico cinese e perché sa già usare gli strumenti medici di cui è piena la casa. Studia e pratica le arti marziali, che lo porteranno a conseguire, durante tutto l’arco della sua vita, ben trentasei dan nelle varie discipline. A quattordici anni, durante un allenamento di kendo, un colpo al petto, preso senza la dovuta protezione, aggrava la sua tubercolosi, tanto che, secondo le previsioni dei medici, non arriverà a superare i venti anni di vita. Prima che compia i quindici anni suo padre muore, lasciando una famiglia di nove figli e una situazione finanziaria difficile. Masahiro, che è il più grande, diventa di fatto il capo famiglia: la responsabilità si fa molto pesante per lui ed è così che è tentato di togliersi la vita. Ma è proprio a quel punto di disperazione che raggiunge una prima illuminazione e avviene un cambiamento profondo nel suo atteggiamento. Comincia a studiare e a praticare ancora con più decisione poiché, sapendo di dover morire presto, vuole valorizzare al massimo la sua vita. Il suo impegno di studio lo porta, a soli diciotto anni, ad essere chiamato per insegnare tecniche per lo sviluppo del corpo e della mente alle alte gerarchie militari giapponesi e ad entrare di lì a poco nei servizi segreti dell’esercito. Come agente speciale si reca in missione in molti paesi del mondo. A ventitré anni, in Mongolia, sfugge di un soffio alla morte. Riparato in un tempio e trascorso lì un periodo di tempo, parte per l’India con una lettera di presentazione per il Mahatma Gandhi. Viene ospitato nell’ashram di Warda e ha la possibilità di vivere a contatto con il grande uomo della cui filosofia Yoga però, in quel momento, non è interessato. Lascia l’India per una missione successiva, ma quando, anni più tardi e con uno spirito del tutto diverso, desidererà incontrarlo di nuovo, Gandhi sarà già morto. Partito dall’India si reca in Arabia per studiare la lingua e la religione dell’Islam. Si reca prima in pellegrinaggio alla Mecca e poi in Persia, dove ha il compito di prendere contatto con i rivoluzionari mussulmani. Viene però scoperto dalla polizia, arrestato e condannato a morte. Nella sua cella c’è un uomo molto anziano, anch’egli condannato a morte. Lo colpisce la sua serenità interiore e gli chiede di poter imparare da lui. Quell’uomo, divenuto il suo maestro, è in realtà Al-Hoseini, capo rivoluzionario e padre spirituale dei mussulmani iraniani. Aiutato dai guerriglieri, riesce ad evadere, ma da allora non riuscirà più ad incontrarlo. Nel 1945, alla fine della guerra, disgustato dall’infelicità e dall’ingiustizia che questa ha prodotto, avviene in lui un cambiamento radicale. Decide allora di dedicare tutto se stesso alla promozione della pace. Si adopera per il rispetto dei diritti umani dei prigionieri di guerra e cerca di organizzare un gruppo di servizio sociale su scala mondiale. Deluso dalla vacuità di quei promotori di pace che lo sono solo a parole, si fa monaco, entra in un tempio Zen e vi trascorre due anni. La sua ricerca, però, non tollera abitudini e così lascia quell’esperienza e prende a viaggiare.
Nel 1951 è inviato ufficialmente dall’Unesco in India e Pakisthan. Collabora con il Ministero dell’Educazione e riceve l’appoggio di quello della Sanità per la costruzione e la direzione di un ospedale per lebbrosi, che edifica letteralmente con le sue mani, insieme ai malati, e che costituirà un momento fondamentale della sua vita. In quello stesso periodo fa esperienze di digiuno e di meditazione nelle foreste indiane. Profondo conoscitore ed esperto della medicina occidentale, cosìcome della tradizione medica orientale, dedica molto del suo impegno alla terapia, elaborando un suo metodo e curando casi anche gravissimi. Sarà lui il primo a diagnosticare su se stesso un cancro al duodeno.

È angosciato poiché, pur aiutando gli altri a guarire, non riesce a curare se stesso.È in questa circostanza che comincia a riflettere sul suo attaccamento alla propria guarigione e che comincia a sentire la necessità di dedicarsi incondizionatamente agli altri e alla ricerca spirituale. Impara a convivere con i sintomi della sua malattia senza più rifiutarli e approfondisce la sua ricerca. Il cancro diventa una spinta straordinaria al suo impegno di studio. Non ne parla perché nessuno debba preoccuparsi per lui finché la sintomatologia più grave si esaurisce, diciotto anni più tardi, indicando il superamento definitivo della malattia. Dopo alcuni anni di insegnamento in America e in Europa insieme a George Osawa, fondatore della Macrobiotica, viene invitato da questo a dirigere il Centro Macrobiotico di Tokyo. Lì insegna filosofia e pratica dello Yoga; ma la sua ricerca vuole essere più globale e lascia quell’esperienza dopo circa due anni. Nel 1958 è ancora nelle foreste indiane per praticare lunghi periodi di digiuno e di meditazione. Poi, nel 1961, con un impegno totale, comincia ad insegnare in Giappone e, negli anni che seguono, vengono costruiti a Mishima dai suoi allievi tre importanti luoghi di pratica e di studio. Lì avverranno terapie che sanno di miracoloso; da lì, come in altri luoghi che sorgeranno successivamente, passeranno migliaia di studenti, malati, terapisti, uomini illustri e gente di ogni sorta. Studiosi e ricercatori di tutto il mondo lo conoscono e richiedono la sua presenza. Anche l’imperatore Hirohito è fra coloro che vogliono conoscere il suo insegnamento, così come ministri, principi e persone importanti: ma il maestro Oki non fa differenze di trattamento, essendo il suo unico interesse quello della ricerca della Verità. Numerosissimi i passaggi straordinari della sua attività in questi anni. Un episodio su tutti. Nel 1975, in Corea è invitato a visitare un ospedale per lebbrosi. Nel dimostrare loro il suo amore li abbraccia, li bacia fino a succhiare il pus dalle loro piaghe in uno stato di trasporto incontenibile. Contrae l’infezione e ne porterà il segno fino ai suoi ultimi giorni. Nel 1980 ispira, in Giappone, il 1° congresso internazionale di Yoga al quale partecipano circa ottomila persone di tutte le nazionalità.
Nonostante la sua popolarità rifiuterà sempre ogni riconoscimento mondano e di creare o guidare una qualsiasi organizzazione. È instancabile nei suoi continui viaggi in tutto il mondo, dovunque lo chiamino per offrire i suoi insegnamenti. A tutti si concede senza calcolo, con una umiltà straordinaria. I suoi ultimi anni di vita li dedica soltanto al servizio devoto e incondizionato per gli altri. Muore il 25 luglio 1985, nel mare di Pesaro.

COMMIATO E SALUTO FINALE
18 luglio 1985

Questa è l’ultima giornata del Campo. Vi sono grato per avervi partecipato per una settimana. Sapete perché? Perché senza di voi il Campo non sarebbe stato possibile, non sarebbe stato possibile condividere questa nostra esperienza; così siamo in debito con voi. Abbiamo studiato grazie a voi, come voi avete studiato grazie a noi. In questo senso voi siete per noi gli insegnanti, come noi lo siamo per voi. In questa maniera siamo debitori a tutti in questo mondo. Siamo in debito l’uno verso l’altro. Se siete consapevoli di questo in voi nascerà la gratitudine. Ognuno è il vostro insegnante e tutti noi siamo insegnanti l’uno dell’altro. La malattia è la stessa cosa: è la vostra insegnante. Imparate dalla malattia, cosicché potrete sentirvi grati verso di essa. Io ho visto tanta gente ammalata, ma nessuno che senta gratitudine per i suoi problemi. Per esempio, pensate di avere una moglie cattiva: in realtà non è cattiva ma è piuttosto la vostra insegnante. Se proverete gratitudine l’uno verso l’altro non bisticcerete e non vi scontrerete. È difficile da realizzare questo! Per esempio, se qualcuno vi picchia e voi la prendete come se fosse un buono stimolo per la salute, o per risvegliare qualcosa in voi, non vi farete male, e anzi potrete ricavarne qualcosa di buono per voi stessi. Ma se le ricevete con rabbia, allora le botte fanno male, avranno su di voi un effetto negativo. Se durante questa settimana abbiamo commesso degli sbagli, scusateci, vi prego. Sono responsabile di quegli sbagli e me ne scuso. (…) Questa è vera autoriflessione, questo è lo spirito di ahimsa, la non-violenza. Se praticate questo la vostra anima diventerà pacifica. (…) Hoshi, servizio devoto, vuol dire fare quello che è utile per voi e per gli altri, usando quello che avete, facendo ciò che vi è possibile. Il nostro staff ha fatto del suo meglio per dare quello che ha, anche se non so in che percentuale lo abbia offerto. Loro fanno un buon servizio. ‘Grazie di cuore l’un l’altro’, questo è il significato della parola gasshò. Una mano lavora per sé e l’altra lavora per gli altri. Con il gasshò le riuniamo: vuol dire grazie da ambo le parti. Kansha, zanghe, gheza e hoshi (gratitudine, autoriflessione, umiltà e servizio devoto) sono le qualità che mancano di più nell’anima degli uomini. La maggioranza delle persone ha il cuore freddo. Vi spiegherò il significato della frase ‘seimei soku kami’’, ‘la Forza vitale è Dio’. Molti fraintendono il significato della parola Dio. Capiscono la parola Dio, ma non capiscono Dio. Anch’io all’inizio non capivo cosa voleva dire Dio, perché credevo in un dio artificiale, quello che il Cristianesimo, il Buddismo o altre cosiddette religioni ci insegnano. Un dio artificiale non è un vero Dio, è una bugia. Il dio di cui parlano è artificiale. Studiano nell’università o nei collegi di teologia per indurre la gente a credere in questo dio artificiale. Sapete perché è stato creato un dio artificiale? Perché nella nostra anima umana c’è il desiderio di dipendere dagli altri. Chi ha un modo di pensare dipendente crea un dio artificiale con l’aspettativa che ci sia qualcun altro che l’aiuti. Per esempio, quando una nazione A e una nazione B vogliono fare la guerra, si creano il proprio dio artificiale, fanno pregare la gente per quello e lo usano per fare la guerra. Così, se vi mettete tra quelli che non credono in nessuna delle religioni esistenti, allora potete capire cosa vuol dire che ‘la Forza vitale è Dio’. È religione quella che insegna i principi fondamentali, la purezza, la verità assoluta. La cosa fondamentale è la Vita, la Forza vitale. La Forza vitale crea tutto quello che è necessario. La Forza vitale governa ogni cosa, in questo modo la Forza vitale è Legge di Natura, è Dio. ‘La Forza vitale è Dio’, vuol dire che voi stessi siete Dio, voi siete i vostri stessi salvatori, nessun altro lo è. Religione vera vuol dire sviluppare se stessi per poter migliorare il più possibile e rispettare se stessi come Dio. Questa qualità è sparita, avete perso questa qualità. Bisogna rigenerarla. La vostra origine, alla nascita, è divina ma crescendo avete perso queste qualità. Nessuno è nato con un’anima cattiva. Siamo nati tutti con queste qualità originali buone. Il vero io è Atman, natura divina, sana. Così, vi prego, da oggi pensate e agite come persone devote. Pensate di essere Dio, allora saprete come comportarvi. Ieri due persone stavano litigando e ognuna di loro affermava di avere ragione. Ma se avessero pensato come uomini religiosi avrebbero parlato come uomini religiosi. La stessa vita esiste in ogni cosa, così ogni cosa è Dio; è la Vita stessa. Allora viviamo trattandoci come se fossimo Dio, facendo il necessario per esserlo. Se correggerete il vostro stile di vita in questo modo, tutti potrete agire secondo la vostra natura originale. Allora questo mondo diventerebbe un paradiso. Vi prego, da ora in avanti, agite tutti come esseri divini.
Colbordolo (PU) – Italia             Campo estivo Oki do

ULTIMA CONFERENZA DEL MAESTRO OKI

24 luglio 1985
Pesaro, sala del Municipio

  Yoga vuol dire equilibrio. La chiave fondamentale da mantenere nella vita quotidiana è questa: conservare  l’equilibrio in ogni momento. Per esempio, nella nostra vita stiamo generalmente in piedi. Se la nostra  condizione manifesta qualche disturbo o malattia, per riequilibrarla si dovrebbe fare pratica di stare in  verticale sulla testa. Sakamoto vi dimostrerà come si pratica la posizione sulla testa; rimarrà in questa posizione il più a lungo possibile.

Guardate, prego (Sakamoto, un allievo del maestro Oki, sale sul tavolo della conferenza e esegue la posizione sulla testa). La posizione sulla testa è in grado di risolvere problemi intestinali, il mal di denti, l’impotenza, la costipazione, i reumatismi e altri problemi ancora. Se non mi credete, provate da questa sera stessa. Stare sulla testa toglie le tensioni che si vengono a creare durante la posizione in piedi. I muscoli in tensione nella posizione eretta e quelli impegnati rimanendo sulla testa, sono diversi. Ho quasi settanta anni, ma la gente dice che non li dimostro. Questo è perché pratico sempre questa posizione. Ma io non mi limito a stare solo sulla testa: io mangio anche in questa posizione! Dieci anni fa ho insegnato questi principi a dei bambini sotto i cinque anni. All’inizio non potevo credere che potessi insegnare loro in questo modo. Li facevo correre in avanti e poi, per bilanciare questa pratica, li facevo correre all’indietro. Oggi il jogging è popolare in tutto il mondo, perché la gente crede che solo fare del jogging faccia bene alla salute. Correre va bene per scaricare energie in eccesso, ma chi corre in genere non si cura di sviluppare anche un modo per creare energia. Se ottenete la stessa velocità nel correre in avanti così come nel correre all’indietro, allora sì che si è equilibrati! Per questo nel programma di allenamento dell’Oki Yoga mettiamo sempre sia la corsa in avanti che la corsa all’indietro. Provate a correre all’indietro; correndo sempre e solo in avanti, si sollecitano soltanto alcuni muscoli, si formano rigidità qui sulle spalle e la schiena si curva in avanti. Questo squilibrio si vede chiaramente in molti europei che si muovono in questo modo. Quando camminate in avanti immaginate che ci sia una forza che vi stia tirando da dietro, allora camminerete in modo equilibrato. Anche quando siete seduti dovreste tenere i tendini di Achille stirati. Se lo fate, la vostra posizione si corregge automaticamente. Se i tendini di Achille sono tesi e accorciati, il tratto lombare della spina dorsale si accorcia e, di conseguenza, anche il tratto dorsale si incurva così che la postura di tutta la colonna risulterà scorretta. Se state a lungo seduti in macchina o in aereo, vi sentite spesso stanchi, ma quella non è vera stanchezza, è solo che la colonna vertebrale si è accorciata. Provate a tenere la colonna vertebrale sempre allungata e la fatica non si sentirà più! Quando state in piedi, dovete mettere forza nell’alluce; se fate in questo modo la spina dorsale si distende: questa è la chiave delle arti marziali! Quando camminate, fatelo pensando che sia la spina dorsale a farvi avanzare, non i muscoli: questa è la chiave della danza! Yoga vuole dire trovare, in ogni azione della nostra giornata, il modo giusto di fare. Qualche giorno fa è venuto a farmi visita un maestro di Judo e si meravigliava nel vedere i miei piedi. Basta osservare attentamente i piedi di qualcuno per vedere se è un vero praticante di Arti marziali o un vero sportivo. La forza negli alluci è un segno di vitalità; è grazie alla concentrazione della forza negli alluci che può essere corretto uno squilibrio di energia, in genere accumulata eccessivamente verso l’alto, e che può essere abbassato il nostro baricentro. Se non c’è forza negli alluci, si diventa facilmente isterici. Da domani provate a mettere forza negli alluci: questo è il modo giusto per equilibrare. Ora siete seduti. Anche in questo momento, il modo migliore di mantenere l’equilibrio stando seduti è di scegliere la posizione migliore, quella in cui potete respirare più profondamente. Se non respirate con facilità, bisogna cambiare modo di stare seduti. La giusta distanza fra i piedi è quella in cui potete sentire di respirare meglio. In piedi è la stessa cosa: la distanza in cui si tengono i piedi fra loro deve essere scelta a seconda della profondità del respiro. Se si vuole mantenere una condizione di tranquillità bisogna saper equilibrare la propria posizione in questo modo. Lo Yoga insegna come mantenere l’equilibrio in ogni azione della vita quotidiana, come camminare, come alzarsi, come riposare… tutti possono imparare. Io, per esempio, insegno a giocare il golf, il tennis, il baseball; tanti campioni vengono a studiare da me, insegno, in definitiva, come trovare la posizione più stabile in ogni circostanza. Le abitudini quotidiane Parlando di alimentazione, c’è una cosa che ritengo sia la più importante: quando si affronta questo argomento tutti discutono sempre su cosa è giusto o non giusto mangiare, io invece insegno soprattutto il modo per scaricare, metto l’attenzione sull’eliminazione. Dovreste mangiare per cinque giorni alla settimana e fermarvi poi per due giorni. Due anni fa ho digiunato per 85 giorni. Anche non mangiando per cento giorni un essere umano non muore, non preoccupatevi. Se tutti nel mondo digiunassero due giorni alla settimana, metà delle malattie scomparirebbero. Ma tutti mangiano, mangiano e mangiano, e così le malattie aumentano. Non è strano? Sarebbe meglio non bere durante il digiuno? Non sto mica dicendo di fare digiuno per morire! Io sono anche dottore in medicina, ma ti dico che tutti i medici d’oggi sono degli stupidi se lasciano che i loro pazienti mangino e mangino: come è possibile guarire in quel modo? Sapete perché molti guariscono nel mio dojo? Perché non li lascio mangiare e non li lascio dormire, li faccio solo muovere molto. Ai malati di reumatismi, normalmente, viene sconsigliato il movimento, ma nel mio dojo io faccio fare molto movimento anche a chi ha i reumatismi: in questo modo possono curarsi molto più facilmente. I reumatismi non sono incurabili; solo che non si possono curare senza fare movimento. Questo è il principio dell’equilibrio. Cosa c’è di sbagliato se sento il bisogno di dormire? Dormire è un bisogno naturale, ma non abbiamo bisogno di dormire più di quattro ore per notte. Se volete fare l’esperienza di una vita con quattro ore di sonno profondo al giorno, venite nel dojo di Mishima. Anche i bambini piccoli non hanno bisogno di dormire più di quattro o cinque ore. Non vi sto dicendo che non dovete dormire! Ma gli Italiani dormono troppo e mangiano troppo, ecco perché non possono competere fisicamente con i Giapponesi, che lavorano dieci ore al giorno. Fra Italia e Giappone non c’è differenza di ricchezza, basta guardare la carta geografica: in Giappone ci sono poche materie prime, l’85% della terra è costituito da montagne. Nel solo 15% del territorio vive una popolazione doppia di quella italiana: non c’è tempo per dormire troppo. Ecco perché gli Italiani non potranno mai competere con i Giapponesi. Ringrazio il fatto che il Giappone è un paese povero; poiché è povero, lavoriamo sodo, altrimenti non si potrebbe bilanciare questa condizione. In ogni modo fate a meno di mangiare per due giorni alla settimana. È perché mangiate troppo che siete stanchi e avete bisogno di dormire e siete costipati. Seguendo l’allenamento dello Yoga dovreste liberarvi delle feci almeno cinque volte al giorno. Capite quel che voglio dire? Ad ogni modo, voi mangiate troppo. Con quello che voi mangiate in un giorno io ci posso vivere per dieci giorni! Quando qualche volta vado al ristorante i camerieri si meravigliano nel vedere quanto poco mangio, ma io invece mi sorprendo nel vedere quanto mangia la gente; sembrano maiali. Mi chiedo dove vada tutto quel cibo. I medici che vi dicono di non mangiare sono veri medici; quelli che vi dicono di mangiare sono falsi medici. Se non credete a quello che vi dico, provate a digiunare. Qualsiasi malattia può essere curata attraverso il digiuno. Come mai si guarisce non prendendo cibo? Gli animali lo sanno molto bene; loro digiunano se sono in una condizione alterata. Come mai gli uomini sono più stupidi degli animali? Non credete ai medici ignoranti! Vi faccio degli esempi per capire come trovare equilibrio in ogni cosa. Se vi ammalate significa che state mangiando troppo e solo quello che vi piace. Se vi ammalate dovete mangiare le cose che non vi piacciono. Se siete consumatori di carne, mangiate verdura! In questo modo si possono guarire molte malattie. Se siete vegetariani, al contrario, potrete risolvere la maggior parte delle malattie mangiando carne. Chi di voi è vegetariano? Smettetela di essere stupidamente fissati! Io ho vissuto in India per otto anni, là c’è chi mangia solo carne così come ci sono i vegetariani: tutte e due queste categorie di persone però soffrono delle stesse malattie. Io ho detto loro di fare il contrario così che potessero guarire. Se non credete a quello che dico, andate in India a vedere. Quello che volevo dire era di smettere di essere vegetariani per fissazione. Se l’essere vegetariani non fosse altro che un bene, allora come si spiega che i vegetariani si ammalano lo stesso? E come mai questo avviene anche quando la dieta vegetariana viene seguita integralmente? Ciò che è importante, in realtà, è creare equilibrio, armonia! Equilibrare la condizione fisica e il respiro Gli uomini sono in posizione eretta per poter usare meglio il cervello; la tensione però si accumula automaticamente sulle spalle e sul collo e così respirano solo con la parte superiore del corpo, con le spalle. Bisogna respirare sia con il torace che con l’addome; respirare con l’addome significa respirare profondamente. Zen significa respirare profondamente rimanendo in posizione seduta. Non c’è bisogno di mettersi a studiare lo Zen, quello che bisogna fare è solo rimanere seduti in posizione corretta, concentrare il cuore su qualcosa e respirare profondamente. Tutto qui. Ma le persone pensano che lo Zen sia qualcosa di speciale, e così quando gli occidentali vanno in India o in Giappone per studiare delle pratiche particolari vengono imbrogliati. Ci sono tante scuole in India che, al contrario di quel che si pensa, non insegnano la meditazione ma solo a stare seduti, a respirare profondamente e a rilassarsi. Naturalmente, per quelle persone che sono molto tese, fare un po’ di pratica di rilassamento non fa male, ma quelli che non hanno tensioni particolari e non hanno una vita piena di occupazioni, se vanno lì a sedersi, solamente a respirare, diventeranno ancora più pigri. Potete comprendere facilmente quello che dico se guardate come fanno gli Indiani. Sono pigri! Del resto anche voi Italiani lo siete, ma forse gli Indiani di più…!. Quello che fanno è soltanto chiudere gli occhi e rilassarsi. Per respirare in modo naturale e bilanciato bisogna vivere con l’atteggiamento fisico di chi sta ridendo; non si può ridere solo con il torace: uh, uh, uh… (il maestro Oki fa il verso di una risatina), bisogna farlo con tutto il corpo: Ah, Ah, Ah! (ride forte). Provate! (tutti ridono forte). Se ridete in questo modo il respiro già si riequilibra da solo. È perché si respira sempre con la parte alta del corpo che sale troppo sangue al cervello e insorgono tanti problemi mentali. Io, se non è necessario, me ne sto anche due o tre giorni senza parlare, perché non ho tensioni nel cervello. Equilibrare lo stato d’animo Voglio dirvi, prima di tutto, che la causa dell’incapacità ad avere un atteggiamento equilibrato dipende dal fatto che siete egoisti. Essere egoisti vuole dire pensare solo a prendere, solo a ricevere. Così, se vorrete riequilibrare questa condizione, dovrete fare il contrario, dovrete pensare a dare. La maggioranza delle persone però, benché riceva molto, vuole ancora, vuole di più. Ma se fate come me, che non desidero niente, che non voglio niente, vi sentirete diventare molto leggeri. Ma tutti non fanno altro che volere, e l’espressione del loro viso diventa tesa e contratta, così (fa vedere un’espressione del viso tutta corrugata). Se invece penserete solo a dare e a offrire agli altri, il vostro viso diventerà come il mio, rilassato. Allenatevi a sentirvi riconoscenti per ogni cosa. Gratitudine vuole dire interpretare tutto in modo positivo. Ma tutti interpretano ogni cosa in modo negativo, è per questo che la gente diventa triste e non fa che soffrire nella sua vita. Così, per bilanciare il proprio stato d’animo, occorre mettere in pratica questi due principi: pensare sempre a offrire e sentirsi sempre grati. Liberate il vostro viso, rilassatelo con il sorriso, provate a farlo, così come faccio io, ogni volta che ne trovate il tempo. Provate a sorridere. Questo è il modo di bilanciare il vostro stato d’animo quando sentite salire in voi la rabbia, la negatività, e il viso assume quella espressione contratta. Provate subito a sorridere, basta un secondo e quell’emozione passa. E lo stesso quando litigate con qualcuno: se provate a sorridere ne sentirete subito l’effetto. Equilibrare il proprio stile di vita Nella nostra vita quotidiana ci sono il lavoro e la famiglia. Sul lavoro si deve studiare come utilizzare completamente e al massimo la nostra energia e la nostra forza. In famiglia è l’opposto, si studia cioè come ci si può rilassare. Fate pratica nel mettere il vostro impegno massimo sul lavoro e poi a essere rilassati a casa. Così si trova il proprio equilibrio. Per esempio, quando lavoro, io non penso mai a mia moglie. Solo quando torno a casa mi ricordo di avere una moglie. Come è possibile pensare a moglie e figli mentre si è al lavoro? Così, se mia moglie viene da me mentre sono al lavoro, io chiedo: “Chi è questa donna?”. Una volta mia moglie si spaventò. Se vi state concentrando sul lavoro, come potete pensare ad altre cose come, per esempio, ai soldi che occorrono per arredare e sistemare le camere… con questo tipo di confusione non si può! Ho insegnato in corsi per manager di molte compagnie che sono diventate fra le migliori in Giappone, perché ho insegnato loro in questo modo. Da allora molte aziende mandano i loro impiegati nel dojo Oki Yoga per studiare e imparare il miglior modo di lavorare. Mettere il massimo dell’impegno nel proprio lavoro significa che dobbiamo amarlo. Continuare a lavorare per ore non amando quel che state facendo non può che fare male. Se lavorate con gioia il lavoro può diventare il mezzo per mantenere la salute, per nutrire il vostro spirito, per vivere una vita gioiosa. Questo è quel che insegna lo Yoga per sviluppare la concentrazione mentale. La famiglia è il posto dove studiare attraverso la pratica del rilassamento. Ma, per far questo, non bisogna portare lì le tensioni di fuori, né ci devono essere poliziotti in casa. Invece ce ne sono, e si fanno continuamente critiche e rimproveri. Per esempio, se rovesciate il thè o se sporcate di cenere il tavolo, c’è qualcuno che vi sgrida. Allora un uomo desidera scappare da una casa dove c’è sempre un poliziotto e si cerca un’amante o un’amica (le amanti o le fidanzate non recitano mai il ruolo del poliziotto!). Dovete imparare a tollerarvi e collaborare l’un l’altro, a casa; ad aiutarvi l’un l’altro. Dovete imparare a prendervi cura l’uno dell’altro. Se non riuscite a rilassarvi in famiglia, non potrete concentrarvi sul lavoro. In ogni caso, in famiglia la responsabilità spetta alla donna. Una moglie può considerare il marito come il figlio maggiore. I mariti vogliono riposare quando rincasano, ma le mogli invece chiedono di essere amate. In realtà è l’uomo che ha bisogno di essere coccolato dalla moglie, per questo i mariti sono più impauriti dalle richieste delle mogli. Io ho una apparenza forte, ma anch’io sono impaurito da mia moglie. Ma se mia moglie mi fa degli elogi, anche su piccole cose, mi sento incoraggiato, più di quando sono altre donne a parlar bene di me. Fra quelli di voi che sono sposati, chi non ha paura della moglie? Alzate la mano! (nessuno alza la mano). Quei mariti che pensano di non aver paura della propria moglie sono un po’ fuori di testa! Donne, fate un po’ più di coccole ai vostri mariti. Gli uomini in verità non considerano le loro mogli come donne, le considerano come madri. Cosa ne pensano le signore in questa sala? Dopo di Dio, il tesoro più prezioso sono le donne. L’uomo vive per servire questo tesoro. Non lo pensate anche voi? Così si può far nascere l’equilibrio in modo naturale. Questo vuole dire applicare lo Yoga nella vita di tutti i giorni: bilanciare sempre e comunque ogni cosa. Cercate l’equilibrio in ogni momento, cercate sempre di creare armonia. Il maestro Oki ha parlato da un punto di vista orientale del rapporto fra uomo e donna, ma io non ho paura di mia moglie, ho stima di lei…
In questa Terra non ci sono persone speciali chiamate ‘giapponesi’ o ‘italiani’. Sul nostro pianeta ci sono solo esseri umani e tutti gli esseri umani sono uguali! Ho parlato della paura che l’uomo ha di sua moglie solo per spiegare come poter ricreare equilibrio, armonia. Se nella tua vita hai fatto solo cose giuste, allora non hai paura di niente e di nessuno; ma siccome non sei un santo, ancora commetti errori, se senti di avere delle mancanze nei confronti di tua moglie è molto naturale avere paura! Gasshò!